Crea sito

LA PSICOLOGIA INTEGRATA:

UNA VISIONE UNITARIA, GLOBALE, SISTEMICA

La psicologia integrata è un orientamento completo e trasversale nato dalla fusione di teorie e tecniche diverse per offrire strumenti efficaci, flessibili ed in sintonia con le caratteristiche individuali di ogni persona. La psicologia integrata è il  superamento dei limiti delle diverse teorie ed abbraccia una visione globale ed unitaria dell’essere umano che considera e valorizza la sua complessità. Questo approccio unitario e globale vede la connessione corpo–mente come premessa fondamentale per considerare mente-parola, corpo-percezione per essere in grado di offrire strumenti su misura per il trattamento di ogni tipo di malessere o disturbo psicologico.  Caratteristica centrale della psicologia integrata che propongo è la sinergia tra diversi orientamenti psicologici tra cui: la teoria della gestalt, la teoria cognitivo-comportamentale, la teoria psico-corporea e le neuroscienze. 

APPLICAZIONE CLINICA

“E’  impossibile conoscere le parti senza il tutto, così come conoscere la totalità senza conoscerne precisamente le parti.”

Blaise Pascal

Applico un approccio integrato ad orientamento corporeo che considera l’essere umano nella sua totalità di corpo, mente e anima. Come hanno evidenziato le ricerche scientifiche, l’elemento centrale per l’equilibrio e il benessere psicofisico, è la coscienza globale. Nella pratica clinica impiego strumenti in grado di migliorare la consapevolezza di sé partendo dalla percezione psicosomatica del qui-e-ora.

L’orientamento neurofisiologico e fenomenologico-esistenziale alla base di queste pratiche è in grado di orientare la scelta degli strumenti impiegati per ristabilire un equilibrio tra l’attività del sistema nervoso simpatico e parasimpaticoCome è emerso chiaramente dalle ricerche di psicosomatica moderna (PNEI), il piano corporeo e il piano mentale sono in costante comunicazione e si regolano a vicenda attraverso processi metabolici. Sul piano psichico ciò si traduce con l’avvio di un processo di cambiamento e trasformazione interiore dove si vanno a sciogliere i blocchi psicosomatici per  risvegliare l’energia vitale di cui si dispone. Si arriva gradualmente a chiarire i propri bisogni ed obbiettivi, attingere alle proprie risorse interiori e conquistare la liberà emotiva in modo permanente.

Grazie ad un’autentica disponibilità verso se stessi si percorrono le tappe del processo di riconoscimento, accettazione, integrazione e trasformazione dei contenuti interiori  disinnescando i meccanismi automatici autolimitanti che recano sofferenza, confusione, irritabilità, preoccupazione e che  impediscono di far vivere il momento presente con piena spontaneità e autenticità.

Questa capacità di resilienza che ha l’organismo è sostenuta attraverso pratiche di consapevolezza mindfulness che aumentano la presenza nel qui-e-ora allentando il flusso incessante di pensieri e migliorando la percezione corporea. Ciò contribuisce a diminuire la pressione dello stress psico-fisico-emotivo ristabilendo una coerenza tra i diversi piani del sè (biologici e psichici) riportando la persona ad un benessere globale e sistemico.

STORIA E ORIGINI

In ogni organismo, uomo compreso, c’è un flusso costante teso alla realizzazione costruttiva delle sue possibilità intrinseche. 

Una tendenza naturale alla crescita.

Carl Rogers

La psicologia integrata muove i suoi passi a partire da quella che negli anni ’60 fu  chiamata la “terza forza” della psicologia; ovvero la psicologia umanistica. La definizione di psicologia umanistica fu coniata nel 1962 da un gruppo di psicologi capitanati da Abraham Maslow ed avevano l’intento di “studiare le dinamiche emozionali e le caratteristiche comportamentali di un’esistenza umana piena e vitale“. Fu fondata l’Associazione di Psicologia Umanistica a cui aderirono molti autori di spicco della psicologia psico-corporea, fenomenologica-esistenziale e transpersonale tra cui: Jacob Levi Moreno, Erich Fromm, Fritz Perls, Alexander Lowen, Rollo May, Roberto Assagioli.

Tutti condividevano la visione che l’uomo fosse per natura tendente al cammino di crescita verso l’auto-miglioramento e a una piena realizzazione del suo potenziale latente. In questo il disturbo mentale nelle sue forme più lievi o gravi, rappresentava una distorsione dello sforzo che l’individuo compie per attuare le proprie potenzialità.

Si inizia così a considerare la persona nella sua interezza dove ogni emozione e stato interiore, anche i più scomodi e inficianti, sono espressione di significati profondi che richiedono un ascolto empatico ed accogliente. In altre parole, tutto ciò che la persona manifesta interiormente ed esteriormente è presente per uno scopo ben preciso, ovvero condurlo a diventare realmente ciò che può diventare ed è. A differenza della psicoanalisi, la psicologia umanistica mette l’accento sulla possibilità di un cambiamento positivo ed ottimistico.

In questa prospettiva l’individuo “sano” non è solo colui che si è adattato in maniera adeguata all’ambiente, ma è colui che raggiunge il pieno sviluppo delle proprie potenzialità, è capace di avere apertura mentale verso le nuove esperienze, di vivere pienamente ogni momento, di ascoltare il proprio istinto insieme alla voce della ragione, di attingere alla propria creatività e considerare con flessibilità le opinioni altrui per scegliere in libertà di pensiero ed azione. Questo è in sintesi ciò che si intende per crescita interiore e sviluppo del sé.

In pochi anni dalla nascita della prospettiva umanistica emerge una “quarta forza”, la psicologia transpersonale che trascende ed include gli approcci precedenti allargando il concetto di personalità unendolo insieme al concetto di coscienza transpersonale. Nella psicologia classica occidentale vengono integrati i saperi delle antiche tradizioni mistiche fondate sulla meditazione come strumento per l’esplorazione della coscienza. Idea centrale è l’unità delle componenti dell’individuo: biologiche, emozionali, mentali, spirituali. La realizzazione del sé è qui intesa come “il risveglio della natura spirituale di ogni essere umano e delle sue qualita’ piu’ genuinamente umane” (Charles Tart, 2000). Questa prospettiva ha contribuito a ripensare alla crescita personale non solo fatta di crisi e sofferenza, ma anche di stati di profondo benessere, gioia e trascendenza.

I principi della psicologia transpersonale sono:

  1. Ciascuno individuo possiede una “natura intima”, essenziale, naturale, innata, fondata biologicamente. Tale natura è in parte specifica della persona e in parte caratteristica dell’intera specie;
  2. Sembra essere intrinsecamente buona” ed è portatrice di: bisogni fondamentali, emozioni, capacità, potenzialità,  talenti, equilibri fisiologici, equilibri temperamentali, sostiene la struttura anatomica e così via;
  3. Questo nucleo intimo fondato sulle potenzialità ha bisogno di essere nutrito e sostenuto per potersi radicare ed esprimere. I condizionamenti sociali e le aspettative culturali possono soffocare il suo sviluppo armonico;
  4. I contenuti di questo nucleo  intimo sono in certa misura inconsci e la loro rimozione può comportare l’insorgenza di problemi ad ampio spettro. A partire dalle nevrosi essi sono ricollegabili ad un blocco nel processo di auto-realizzazione;
  5. Il processo di auto-realizzazione passa attraverso l’accettazione incondizionata di sé e il contatto profondo con la propria natura aldilà della maschera sociale che si indossa. Per attivare questo processo è necessario riconoscere i propri bisogni, aspirazioni, capacità e potenzialità latenti esprimendole per portale a pieno sviluppo e compimento.
  6. Questo processo può essere limitato da paure o blocchi dovuti dalla presenza di strutture rigide e conservative dell’io che bloccano la libera espressione del sé, ne imprigionano la spontaneità e la naturalezza dando origine a schemi di comportamento stereotipati.
(Principi tratti dal sito www.integraltranspersonal.com)

Segui e Condividi