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MODELLO TEORICO

“E’  impossibile conoscere le parti senza il tutto, così come conoscere la totalità senza conoscerne precisamente le parti.”

Blaise Pascal

Cos’è la  psicologia integrata? 

E’ un orientamento completo e trasversale nato dalla fusione di teorie e tecniche diverse che offre strumenti efficaci, flessibili ed in sintonia con le caratteristiche individuali di ogni persona. La psicologia integrata supera i limiti delle teorie parziali e si apre alla visione della complessità che è parte dell’essere umano.  Questo approccio è unitario e globale, considera la persona come un’unità funzionale. Le connessioni corpo-mente, sensazioni ed emozioni, sono intrecciate ai processi del pensiero e del comportamento; vi è  un costante dialogo tra basso e alto – pancia-cuore-testa – e tra alto e basso – testa-cuore-pancia

Cosa significa questo nella clinica?

“In ogni parte c’è il tutto e il tutto è in ogni parte”. Questo è l’assunto filosofico-scientifico del paradigma olografico della coscienza. Significa che in qualsiasi punto di me stesso in cui pongo l’attenzione trovo informazioni utili per riconoscere la storia e le memorie che mi porto dentro. Posso riconoscere i limiti, i bisogni, le paure, le aspirazioni, i desideri, le risorse, le qualità presenti nella mia coscienza, ma di cui non ho piena consapevolezza. La coscienza abbraccia l’io, la nostra personalità, e il , la nostra essenza più profonda e autentica.

Il contributo delle neuroscienze affettive e della scienza della mente buddhista ci offre oggi una mappa funzionale per comprendere le dinamiche interiori che ci attraversano. L’essere umano è considerato nella sua totalità di corpo, mente e anima. Il benessere globale della persona è uno stato di equilibrio flessibile in cui si ha piena capacità di usare le funzioni e le qualità che possediamo. In questa condizione la coscienza è unitaria; il sé si esprime pienamente.

Se così non è, e così non lo è mai, avvertiamo malessere fisico, disagio emotivo, irritabilità, pensieri disturbanti, emozioni afflittive, stanchezza, bassi livelli di energia e sintomi psicosomatici di varia natura. Siamo in una condizione in cui l’equilibrio interno è diventato più rigido e disfunzionale. La coscienza è divisa; il sé è prigioniero dentro la gabbia dell’io.

In questo caso la psicologia integrata transpersonale può fare la differenza!

Attraverso strumenti di consapevolezza psicocorporea, l’attitudine maieutica, l’empatica, l’accettazione, l’accoglienza, la disponibilità verso se stessi, si esplora la dinamica che crea  disequilibrio. La capacità di resilienza, propria del nostro sistema, attiva quei processi di cambiamento ed integrazione del sè che allentano e dissolvono le sbarre della prigione. Con le pratiche di bodywork e mindfulness si va a riequilibrare l’attività del sistema nervoso vegetativo, lavorando su pancia-cuore-testa, e si modula l’attività del sistema nervoso centrale, lavorando su testa-cuore-pancia. Ciò permette di tornare a quell’unità originaria pienamente flessibile e funzionale che ci appartiene. Quest’unità è’ lo Stato di Mindfulness, la pienezza dell’essere. Uno stato in cui si ha più  consapevolezza, ci si conosce meglio,  molti condizionamenti autolimitanti sono caduti e ci sente liberi e felici di essere.

 

Per saperne di più…

Storia e origini della psicologia integrata transpersonale

In ogni organismo, uomo compreso, c’è un flusso costante teso   

alla realizzazione costruttiva delle sue possibilità intrinseche. 

Una tendenza naturale alla crescita.

Carl Rogers

La psicologia integrata muove i suoi passi a partire da quella che negli anni ’60 fu  chiamata la “terza forza” della psicologia; ovvero la psicologia umanistica. La definizione di psicologia umanistica fu coniata nel 1962 da un gruppo di psicologi capitanati da Abraham Maslow ed avevano l’intento di “studiare le dinamiche emozionali e le caratteristiche comportamentali di un’esistenza umana piena e vitale“.

Fu fondata l’Associazione di Psicologia Umanistica a cui aderirono molti autori di spicco della psicologia psicocorporea, fenomenologica-esistenziale e transpersonale tra cui: Jacob Levi Moreno, Erich Fromm, Fritz Perls, Alexander Lowen, Rollo May, Roberto Assagioli. Tutti condividevano la visione che l’uomo fosse per natura tendente al cammino di crescita verso l’auto-miglioramento e a una piena realizzazione del suo potenziale latente. In questo il disturbo mentale nelle sue forme più lievi o gravi, rappresentava una distorsione dello sforzo che l’individuo compie per attuare le proprie potenzialità. Si inizia così a considerare la persona nella sua interezza dove ogni emozione e stato interiore, anche i più scomodi e disfunzionali, sono espressione di significati profondi che richiedono un ascolto empatico ed accogliente. In altre parole, tutto ciò che la persona manifesta interiormente ed esteriormente è presente per uno scopo ben preciso, ovvero condurlo a diventare realmente ciò che realmente è.

A differenza della psicoanalisi, la psicologia umanistica mette l’accento sulla possibilità di un cambiamento positivo ed ottimistico. In questa prospettiva l’individuo “sano” non è solo colui che si è adattato in maniera adeguata all’ambiente, ma è colui che raggiunge il pieno sviluppo delle proprie potenzialità, è capace di avere apertura mentale verso le nuove esperienze, di vivere pienamente ogni momento, di ascoltare il proprio istinto insieme alla voce della ragione, di attingere alla propria creatività e considerare con flessibilità le opinioni altrui per scegliere in libertà di pensiero ed azione. Questo è in sintesi ciò che si intende per crescita interiore e sviluppo del sé.

In pochi anni dalla nascita della prospettiva umanistica emerge una “quarta forza”, la psicologia transpersonale che trascende ed include gli approcci precedenti allargando il concetto di personalità unendolo insieme al concetto di coscienza transpersonale. Nella psicologia classica occidentale vengono integrati i saperi delle antiche tradizioni mistiche fondate sulla meditazione come strumento per l’esplorazione della coscienza. Idea centrale è l’unità delle componenti dell’individuo: biologiche, emozionali, mentali, spirituali. La realizzazione del sé è qui intesa come “il risveglio della natura spirituale di ogni essere umano e delle sue qualita’ piu’ genuinamente umane” (Charles Tart, 2000). Questa prospettiva ha contribuito a ripensare alla crescita personale non solo fatta di crisi e sofferenza, ma anche di stati di profondo benessere, gioia e trascendenza.”

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